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Cronaca

Aprilia e gli spari, il rischio dell'assuefazione

Colpi di pistola e attentati incendiari da mesi che per un caso fortuito non hanno causato ferimenti o vittime

Spari contro un'auto in via dei Garofani, ad Aprilia torna la paura

«E’ evidente è che nel nostro territorio è in corso una ‘conflittualità armata’ tra gruppi criminali per il controllo delle piazze di spaccio, dopo la rottura degli equilibri criminali causata dagli arresti dei principali componenti del Clan autoctono con a capo Patrizio Forniti, collegato alla ‘ndrina dei Gangemi». La nota dell’associazione Reti di Giustizia contro le mafie ripercorre gli ultimi episodi intimidatori e gravissimi delle ultime settimane per cercare di trarre delle conclusioni sullo stato delle cose in città visto che al momento si brancola nel buio e si possono a mala pena fare mere ipotesi. Spari, attentati incendiari, e andando ancora più indietro, altri episodi inquietanti di cui non si sa esattamente la matrice come il rogo in Comune, le bombe abbandonate in strada o fatte esplodere.


L’associazione riprende anche le parole del presidente della Corte di Appello di Roma e del Procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario: «Nel territorio di Roma (‘assediato dalla criminalità’) e in quelli limitrofi, come quelli di Latina, Aprilia, Anzio e Nettuno, è sempre più allarmante il radicamento della criminalità organizzata anche di stampo mafioso (con una coesistenza di organizzazioni sia autoctone che espressioni delle organizzazioni mafiose tradizionali: della ‘Ndrangheta, di diversi gruppi di Camorra, di Cosa Nostra), profondamente interconnesso con il traffico di stupefacenti, che assume forme nuove e pervasive, rappresentando una fonte di profitto praticamente illimitata per le mafie. In questo contesto, dove aumenta il rischio di ‘assuefazione’ alle notizie di cronaca e il senso di impotenza non può che diffondersi, l’indifferenza sociale e politica sui temi come la giustizia sociale e la lotta alle mafie cresce esponenzialmente, lasciando spazio solo al tema securitario e repressivo fine a se stesso: tema molto facile da usare per accrescere il consenso e che, storicamente, quando portato avanti senza cambiamenti sociali e culturali, non ha condotto al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, ma, anzi, ad un loro impoverimento e abbrutimento».


Reti di giustizia quindi auspica «uno sforzo collettivo che parta dalla consapevolezza che tali fenomeni possono essere affrontati solo in modo organico e che il radicamento delle mafie si nutre grazie ad una rete ramificata e ben salda tra tessuto politico-amministrativo di ogni livello e imprenditoriale, che agisce solo a vantaggio di se stessa, calpestando i diritti di tutti noi: non dobbiamo dimenticare, infatti, che nel nostro territorio è stata accertata dalla DIA l’esistenza di ‘un’organizzazione criminale in grado di influire anche sull’azione amministrativa locale e sulle procedure di assegnazione degli appalti, grazie a una presunta opportunistica interazione con un componente di rilievo dell’Amministrazione comunale, anch’egli tratto in arresto. Un sistema con ripercussioni negative per l’economia legale, atteso che alcuni imprenditori locali sarebbero risultati in collegamento con i componenti del sodalizio al fine di ampliare i propri affari’ come da Relazione DIA 2024».


Il quadro è grave e lo è ancora di più se dall’altra parte, al momento, non arrivano risposte alle richieste di sicurezza, e se quel tessuto sociale che si dovrebbe aiutare, non sembra essere così aperto alla collaborazione. Spesso infatti, gli investigatori si ritrovano a dover fare i conti con una diffidenza, se non vera e propria omertà, tipica di altri territori.


«Il radicamento delle mafie in ogni settore della società - aggiungono da Reti di Giustizia - annulla la dignità, i diritti e le libertà di ognuno di noi, anche la più minima, come quella di poter camminare per le vie della propria città senza rischiare di essere uccisi o feriti da colpi di arma da fuoco esplosi per possibili guerre per il controllo dello spaccio di stupefacenti (ossia per il profitto particolare dei singoli gruppi criminali). Un passo importante del lavoro collettivo che dobbiamo svolgere per non subire passivamente i gravissimi eventi succedutisi negli ultimi anni, è sicuramente seguire con attenzione il processo Assedio a Latina nel quale ci siamo costituiti parti civili per rappresentare il bene comune ripetutamente calpestato dalle dinamiche mafiose perpetrate sul nostro territorio: la prossima udienza è prevista per il 27 febbraio e nel prossimo futuro condivideremo con la cittadinanza tutti gli elementi più importanti emersi fino ad ora».
Intanto è probabile che a Latina si convochi il Comitato per l’ordine e la sicurezza per fare il punto sulla situazione e mettere in campo ulteriori strumenti di prevenzione e, si spera, di repressione.

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