Sono 27 i cardiologi degni di menzione, inseriti nella "Honor Roll" pubblicata da Forbes in base ai dati di Grand Rounds. E tra questi c'è anche un fondano Doc, il dottor Antonio Abbate, attualmente impegnato per la Virginia Commonwealth University. Un curriculum degno di nota quello del professionista: la laurea al Campus Biomedico di Roma, poi la scuola di specializzazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, oltre duecento articoli scientifici, la partecipazione a più di trecento convegni, nonché l'impegno nella Società europea di Cardiologia. E questo solo per menzionare qualche passaggio del percorso del dottor Abbate. E ora si aggiunge un'altra "stelletta": la menzione su Forbes, la rivista statunitense di Economia e Finanza.
Come ha accolto la notizia della menzione su Forbes ?
Si tratta di un riconoscimento inaspettato. Indubbiamente ne sono profondamente onorato, non solo perché sia Forbes, ma per gli altri nomi cui sono associato nella lista, tutti cardiologi che hanno contribuito a rendere la Cardiologia moderna quella che è.
I "cervelli in fuga" in Italia rappresentano un problema vista questa continua emorragia di grandi risorse che altrove trovano spazi che invece spesso qui faticano a ritagliarsi. Secondo lei come si potrebbe arginare il fenomeno?
Secondo me non ha molto senso di parlare di "cervelli in fuga", ma piuttosto di "mobilizzazione di cervelli o di idee". Io penso che gli ingredienti "segreti" del mio successo finora siano stati la diligenza (il labor improbus che ho imparato dalla mia famiglia) ed il fatto di essermi formato in Scuole diverse, a Roma prima al Campus Biomedico e poi all'Università Cattolica e poi a Richmond negli Usa al Medical College of Virginia, potendo così apprezzare il fatto che ci sono diversi modi di vedere le cose, diversi modi di imparare e insegnare, di sperimentare e lavorare fianco a fianco con professori eccellenti, ma in modo diverso. L'Italia è una nazione meravigliosa piena di persone meravigliose e geniali, che non ha difficoltà a trovare "cervelli" e non avrebbe neanche difficoltà ad attrarre "cervelli dall'estero" se ne facesse una priorità come hanno fatto gli americani.
La sanità americana, ma anche il mondo in universitario in cui lavora, in cosa differiscono dai nostri modelli? Quali i pro e quali i contro?
Le differenze sono molte e nessun sistema è perfetto, neanche lontanamente. Mi permetto di sottolinearne qualche aspetto positivo: la trasparenza, perché nel sistema sanitario ed universitario Usa è evidente sempre e comunque e questo da un senso di giustizia; la "accountability" che non so come tradurlo in italiano ma è il senso che ciascuno debba rispondere delle proprie azioni ed è opposta all'impunita'; l'autodeterminazione intesa come sensazione che ciascuno sia capace di guidare il proprio destino e opposta a un senso di predeterminazione legata interamente a fattori esterni. Ovviamente lungi da me di voler far di questo uno spaccato della società americana, che invece è ricca di contraddizioni e problemi. Se posso dare un ultimo consiglio ai giovani che magari stanno leggendo: studiate tanto, imparate diverse lingue e tecnologie, viaggiate molto e diventate cittadini del mondo.