Il 13 gennaio scorso è partita da Bologna la nuova grande sfida di Filippo Mondelli, uno dei figli adottivi di quella Sabaudia remiera che, da quel giorno, non ha mai smesso, nemmeno un istante, di pensare a lui.
Atleta del III Nucleo Fiamme Gialle, campione del Mondo nel quattro di coppia a Plovdiv in Bulgaria nel 2018, ma soprattutto ragazzo tutto di un pezzo, pronto a prendere di petto il brutto male e a farlo proprio per il solo gusto di batterlo, di dargli una sonora lezione.
«Il mio stato d'animo è migliorato - ci ha spiegato Filippo - Sono consapevole di quello che sto affrontando e ho affrontato. Sono sereno e tranquillo, ma non vi nego che il primo periodo è stato molto buio. Mi continuavo a fare domande sulla vita e su quello che dovevo fare».
Il canottaggio italiano, la città di Sabaudia, ti aspettano a braccia aperte. Riesci a percepirlo questo grande amore?
Sono consapevole del bene che la gente mi vuole. Sicuramente tutti mi aspettano a braccia aperte, ma ora devo guarire per tornare più forte possibile e con un bagaglio in più a mio favore».
Cosa significa per te, ora più di prima, far parte del III Nucleo Atleti Fiamme Gialle di Sabaudia?
«E' un onore. Mi sento di ringraziare tutti i componenti del III Nucleo Atleti e tutte le Fiamme Gialle che in questo momento di stacco dal canottaggio mi stanno aiutando e sostenendo: sono una seconda famiglia».
La Coppa del Mondo a Sabaudia è saltata, ma guardando avanti ci sono altri grandi appuntamenti in cantiere: se ti dico Europei 2024, tu cosa mi dici?
«Sentire parlare di canottaggio mi fa un certo effetto e, non lo nego, mi fa venire un po di nostalgia. Sicuramente ora dovrò pensare ad affrontare questa operazione e poi vi saprò dire se riuscirò a tornare a remare. Il mio desiderio è quello di riuscire a fare quello che facevo prima. Lo spero con tutto il cuore».
Cosa significa per voi atleti avere un presidente del Coni come Giovanni Malagò?
«Avere una figura così come presidente è molto importante. Ha sempre una parola di conforto. Mi sento di dirgli: grazie di cuore Giovanni».
Cos'è per te Sabaudia, cosa rappresenta?
«Un posto molto importante. Lì ho trascorso la seconda parte della mia carriera sportiva, ho costruito gran parte dei miei successi ed ho versato molto sudore. Per me Sabaudia è una città che porterò sempre nel cuore».
Cosa ti manca della Caserma "Spiridigliozzi", una in particolare?
«Stare con tutti i miei compagni di viaggio e le persone che ci lavorano. Mi mancano veramente tutti, nessuno escluso».
Il tuo momento personale va a braccetto con quello che sta succedendo nel mondo. Ti senti di lanciare un messaggio?
«In questo momento mi sento di dire a tutti: state a casa, perché molta gente come me, immuno depressa, rischia di morire. Quindi mi sento di dire: vogliamoci bene e vogliono bene all'Italia».
Cosa ti rende felice ora?
«M rende felice riuscire a guarire e a cancellare questo male. Questa è l'unica cosa che mi rende felice».