Lo studio
27.10.2024 - 13:00
Oltre 3,8 milioni di famiglie vivono in una casa in affitto: la maggior parte di queste sono concentrate nelle regioni del Centro Nord. Il 56,7% dei locatari ha un reddito da lavoro dipendente; l’11% ha un reddito da pensione; il 10,9% ha un reddito autonomo e il 21,4% altri redditi. Il 24,5% dei locatari ha un’età fino ai 30 anni, il 44,4% ha un’età compresa tra i 31 e i 50 anni; il 22,9% ha un’età compresa tra i 51 e i 70 anni; l’8,1% oltre i 70 anni di età. Sono dati che emergono da un’analisi congiunta della Uil Servizio lavoro, coesione e territorio e Uniat, sui dati dell’Agenzia delle entrate.
«Nel documento che il governo si appresta a inviare a Bruxelles, non ci sono indicazioni per contrastare le emergenze abitative, anche a fronte dei 40 mila sfratti emessi nell’ultimo anno e delle 74.000 richieste di esecuzione. Per garantire il diritto alla casa crediamo che vada rimpinguato adeguatemene il Fondo per il sostegno agli affitti, che può contare su una dotazione di 6 milioni di euro. Con la partecipazione delle parti sociali – proseguono Veronese e Pellegrini – occorre approntare un vero piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica, con un finanziamento adeguato, e affrontare senza ideologie il tema degli affitti brevi, che dopano il mercato delle locazioni. Parallelamente va trattato, già nella prossima legge di bilancio, il tema dell’emergenza alloggi universitari – concludono la segretaria della Uil e il presidente dell’Uniat – dal momento che i dati della nostra analisi mettono in evidenza che i giovani fino a 30 anni pagano affitti mediamente più alti delle altre fasce di età. Vanno stanziate risorse aggiuntive per borse di studio e sostegni per gli affitti agli studenti fuori sede e, contestualmente, occorre aumentare le detrazioni Irpef, attualmente previste nella cifra di 2.633 euro, per gli affitti pagati dagli studenti fuori sede».
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