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Lo spettacolo

"Cornuti e contenti", Travaglio non perdona

Tre ore di monologo sul palco del Teatro D'Annunzio per il direttore de Il Fatto Quotidiano

"Cornuti e contenti", Travaglio non perdona

Marco Travaglio sul palco del D'Annunzio

Tre ore di monologo, senza prendere fiato, senza neanche bere un goccio d’acqua. Marco Travaglio non ha fatto pause, né sconti a nessuno, nel suo monolgo “Cornuti e Contenti”, andato in scena giovedì al Teatro D’Annunzio di Latina. Una sala piena per il direttore responsabile de Il Fatto Quotidiano, che in 180 minuti di spettacolo ha voluto raggiungere un obiettivo ben preciso: ricordare e far ricordare.


Infatti, il giornalista, con il suo caratteristico sarcasmo pungente, ha rievocato quelli che sono stati i più grandi “scandali” della storia della politica dagli anni ‘90 ad oggi, accendendo i riflettori anche su quanto sta accadendo soprattutto per quanto riguarda i conflitti in Ucraina e a Gaza.


I politici? Non ne salva nessuno (o quasi, Conte escluso): Meloni, Berlusconi, Tajani, Vannacci, Di Maio, Fassino, Calderoli, Renzi e tutti (ma proprio tutti) i volti che, chi più chi meno, ricoprono anche da decenni cariche in Parlamento, Regioni o enti locali.
Poi l’affondo al giornalismo, incolpato di essere fin troppe volte asservito ai Governi, soprattutto a quelli tecnici, per fornire un quadro in cui - dice il direttore de Il Fatto - a pagarne le spese sono gli elettori, i “cornuti e contenti” per l’esattezza. I peggiori di tutti? Quelli che non votano, gli astenuti, che alla fine dei giochi delegano a pochi la scelta del futuro di un Paese per poi lamentarsi.


Insomma, chi giovedì si è recato al teatro per vedere Travaglio, sapeva bene cosa si sarebbe trovato di fronte e il giornalista non ha deluso le aspettative. Pungente e ironico, può piacere e non piacere - la sua lettura dell’attualità e della storia può essere condivisibile o meno -, ma una cosa è certa: Travaglio in tre ore ininterrotte ha raccontato tutto, senza dimenticare dettagli, senza risparmiare nessuno e regalando anche qualche risata nonostante il periodo storico che, tra conflitti e crisi economiche, impone riflessioni profonde.

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