Inserito nella festosa e trasgressiva atmosfera del Carnevale, il progetto Yorick Festival del Teatro di Roma è stato illustrato ieri mattina dal Presidente Francesco Siciliano e dal direttore artistico Luca De Fusco, alla presenza del Presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati Federico Mollicone e dell’ideatore e direttore, l’artista pontino Leonardo Petrillo.
Dedicato al buffone più celebre del mondo, si terrà dal 7 al 17 febbraio in diversi luoghi d’arte della Capitale, con un palinsesto di sei spettacoli dal respiro internazionale. Le suggestive location, a parte il Teatro Torlonia, sconfinano i tradizionali palcoscenici: Palazzo Esposizioni, Palazzo Altemps, Palazzo Braschi e Macro, dove le sale si trasformeranno in dispositivi teatrali vivi per innescare un dialogo inedito tra la ricerca contemporanea e la monumentalità dei poli museali metropolitani. Abbiamo avvicinato l’attore e regista di Latina.
Come nasce lo Yorick festival? «Nel 2013, l’ultimo anno in cui ho diretto per un quadriennio il Carnevale Romano - esordisce Leonardo Petrillo- realizzo questo progetto per portare anche nei luoghi della cultura, come i musei, un festival che chiamo ‘festival dei festival’ perché prendo spettacoli da altri festival. Quest'anno, siccome è l'anno culturale con la Romania, porto uno spettacolo da Brasov, poi gli altri vengono da Edimburgo e Avignone, i più importanti festival europei. Ovviamente sono spettacoli agili, con un solo attore o più monologhi. Yorick è il buffone di Amleto, il più famoso, il re dei buffoni. Perché l’ho scelto? Perché la figura del buffone è destabilizzante, vive in precario equilibrio tra sogno e realtà, tra potere e e popolo. tra commedia e tragedia. All’epoca i potenti lo soffrivano, a volte veniva effettuata la cosiddetta ‘linguada’, cioè i buffoni venivano inchiodati al portone per la lingua se dicevano qualcosa che non piaceva al potere. Dario Fo definisce un ruttino liberatorio quello del ‘fool’, perché permette al potere di farsi prendere in giro ma sotto controllo. Questo destabilizzare che cosa fa? Ci porta a a riflettere, che è poi il compito del teatro. Infatti la figura del buffone non finirà mai, ci sarà sempre e antropologicamente continuerà a vivere. Cambia maschera, ma continua a vivere». Spettacolo di punta del festival sarà il suo ‘Casanova ½’, in scena al Teatro Torlonia dal 12 al 15 febbraio. «Un omaggio a Fellini perché quest'anno ricorrono i 50 anni dal suo ‘Casanova’. Aveva chiamato ‘8 ½’ il suo film: mezzo perché girato insieme agli altri registi e otto il numero dei suoi precedenti. Io chiamo il mio ‘Casanova ½’ e lo dedico a Fellini col quale ho lavorato in ‘Ginger e Fred’, prendendo molte delle sue idee, soprattutto l’immagine della donna che all’epoca era la ricerca del ritorno all'infanzia, al seno materno. Sul palco dirigo Matteo Palazzo, Vanessa Cremaschi, Carolina Sisto». Lei è stato compagno di classe all’Istituto Tecnico Vittorio Veneto del grande e compianto artista Gennaro Cannavacciuolo. Che ricordo ha di lui? «Sono arrivato a Latina quando c’era il campo profughi, venivo dalla Libia subito dopo la cacciata di Gheddafi. A scuola con Gennaro andammo a chiedere l’autorizzazione direttamente a Eduardo De Filippo per allestire ‘Natale in casa Cupiello’. Con lui mi legano tante cose, ancora oggi al solo pensiero mi commuovo. Gennaro è riuscito a prendere il voto 42 alla maturità perché l’avevo aiutato io, a lui interessava affatto studiare. Dopo la scuola lui andò a Bari per seguire il suo talento, io mi diplomai con il massimo dei voti, profugo di Libia e orfano di padre, venni subito chiamato dagli istituti bancari. Ho scelto di lavorare al Monte dei Paschi di Siena, ma non ho resistito più di 4 anni. Nella lettera di licenziamento scrissi: Mps, fondato nel 1472, affondato nel 1977 (l’anno della mia assunzione)». E quindi ha scelto la via artistica. «Già in quegli anni frequentavo comunque la Scuola del Circo, che poi ho perfezionato a Bollène in Francia, seguivo i corsi di mimo di Angelo Corti e Marise Flach, insegnanti di Ronconi dell’Accademia, per cui ho fatto un percorso parallelo, poi ho lavorato anche con ‘Il Baule’ a Latina con De Angelis». Lo Yorick Festival è coprodotto con lo Stabile di Torino, il Biondo di Palermo e il Fringe Off Italia. Programma su www.teatrodiroma.net».