Una sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Latina emessa nei giorni scorsi ha accolto un appello contro un provvedimento del giudice di pace di Latina che aveva portato alla sospensione della patente di guida per uso di sostanze stupefacenti nei confronti di un giovane conducente di un’auto coinvolta in un incidente stradale mortale. La vicenda è l’ultima appendice relativa ad un procedimento per un incidente avvenuto nel luglio del 2020, in cui persero la vita una ragazza di 26 anni di Latina Chiara Battisti e un uomo di 40 anni di Cisterna Alessandro Paolucci, un consulente finanziario. La tragedia era avvenuta sull’Appia al chilometro 83 al confine tra Latina e Pontinia in uno scontro tra una Bmw e una Mini.
E’ stato accertato che il conducente della Bmw non era in stato di alterazione psicofisica quando è avvenuto l’incidente. Era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Mario La Rosa a prosciogliere in udienza preliminare l’imputato poiché non sussistono gli elementi probatori per proseguire il giudizio (dalla dinamica del sinistro non risultavano condotte in violazioni del codice della strada). Nella tragedia era morto sul colpo Alessandro Paolucci e alcuni giorni dopo al Santa Maria Goretti di Latina dove era ricoverata Chiara Battisti, si sarebbe dovuta laureare in Farmacia. Era rimasto coinvolto il giovane che era alla guida di una Bmw su cui viaggiava la 26enne. A seguito dell’incidente era stata sospesa la patente per tre anni con un provvedimento emesso dal Prefetto. Avverso la sentenza del giudice di pace di Latina, il ricorso presentato dagli avvocati Simone Andrea Bonomo e Alfredo Frateschi è stato accolto dal giudice della prima sezione civile di Latina Stefano Fava che ha dichiarato illegittima l’ordinanza prefettizia che risale al novembre del 2020 nei confronti del conducente della Bmw. In base ai riscontri emersi nel processo civile il giovane non era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, poteva guidare e non era in uno stato di alterazione psicofisica. Nel corso dell’udienza preliminare il giudice aveva sostenuto che non doveva essere iniziata l’azione penale, come era emerso anche a seguito di una perizia. Il giovane esce di scena definitivamente sia sotto il profilo morale che processuale da tutta la vicenda.