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Il fatto

Truffa con il Tfr diventa definitiva la condanna per Umberto Klinger

La sentenza della Cassazione, parti offese gli operai della Sicamb che avevano denunciato

Truffa con il Tfr diventa definitiva la condanna per Umberto Klinger

E’ diventata definitiva la condanna a un anno per Umberto Klinger,  imputato per la truffa che vede come parti offese gli operai dell’azienda Sicamb.  Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. I  giudici della seconda sezione della Corte di Cassazione lo hanno condannato al pagamento delle spese processuali di 3mila euro. Il Procuratore generale Raffaele Gargiulo aveva chiesto l’assoluzione per l’imputato ritenendo che fosse una questione di natura civilistica relativa ad un inadempimento contrattuale. La difesa di Klinger -  rappresentata dall’avvocato Gabriele Gatti -  aveva chiesto l’assoluzione,  le  parti civili,  rappresentate dagli avvocati Valeria Odolinto, Alfonso Donnarumma e Fabiola Marchetti, avevano  chiesto la conferma della condanna delòa Corte d’Appello nei confronti dell’imputato che doveva rispondere di truffa aggravata.  Il giudice monocratico del Tribunale di Latina aveva  condannato l’imprenditore nel luglio del 2024 alla pena di un anno con la sospensione della pena, le attenuanti generiche e la non menzione.  A seguire la difesa aveva impugnato la condanna in Corte d’Appello e i giudici della quarta sezione avevano confermato la sentenza di primo grado. «E’ emerso - avevano scritto i magistrati nelle motivazioni  -  che sistematicamente dal 2008 e fino ai mesi di novembre e dicembre del 2018,  ha ottenuto illeciti profitti mediante seriali falsificazioni di buste paga e conseguenti distrazioni delle quote che avrebbero dovuto essere devolute per conto dei lavoratori al fondo pensione di categoria. Faceva risultare come versati i contributi del fondo pensionistico complementare trattenuti sulla busta paga per un importo complessivo di 925mila euro». L’inchiesta era stata condotta dal pm Giuseppe Miliano.  Secondo quanto riportato nelle carte dell’inchiesta: «In qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione e rappresentante dell’azienda  al fine di procurare ingiusto profitto ha fatto risultare regolari le buste paga che venivano consegnate ai dipendenti - è riportato nelle carte dell’inchiesta - in particolare nella parte che recava l’indicazione attestazione di avvenuta devoluzione degli importi e dei contributi destinati al fondi pensione di categoria denominato Cometa». Sempre secondo quanto ricostruito:  «Ha  indotto in errore i dipendenti provocando un danno - come avevano sottolineato le parti civili -  di rilevante entità». I fatti sono andati avanti dal 2008.  In questo modo l’azienda avrebbe fatto risultare regolare le buste paga ai dipendenti  nella parte di avvenuta devoluzione degli importi e contributi al Fondo Pensione ma che non sono stati versati. L’inchiesta era scattata dopo la denuncia di alcuni dipendenti che si sono ritrovati con la quota del Tfr dal 2008 e fino al 2018 non versata ma  trattenuta indebitamente. La sentenza  è definitiva.

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