Ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame e chiede la scarcerazione Alessandro Agresti, finito in carcere nei giorni scorsi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Barbara Cortegiano su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Miliano. Gli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti e Marco Nardecchia che assistono Agresti e la compagna, hanno impugnato il provvedimento restrittivo chiedendo l’annullamento della misura cautelare e quindi la scarcerazione per la mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Nelle carte dell’inchiesta il giudice ha messo in rilievo una serie di elementi ritenuti di primo piano e ha accolto le risultanze investigative della Procura. Dopo l’interrogatorio preventivo il gip aveva disposto il carcere per l’imprenditore, gli arresti domiciliari per la compagna e un collaboratore mentre il padre di Agresti ha ottenuto gli obblighi di firma. I reati contestati sono oltre all’autoriciclaggio anche il trasferimento fraudolento di valori. «Il tenore di vita riscontrato ad Agresti tra cui il possesso di beni mobili e immobili di lusso appare inconciliabile con i redditi dichiarati - ha scritto il giudice Barbara Cortegiano nell’ordinanza di custodia cautelare - le entrate ufficiali sono risultate appena sufficienti - è riportato nel provvedimento restrittivo - a coprire le ordinarie spese di sussistenza determinando anno dopo anno un saldo negativo crescente». Nell’indagine - condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo diretti dal tenente colonnello Antonio De Lise - gli inquirenti hanno tracciato uno schema: «trasferimenti artificiosi di ricchezza funzionali a dissimulare la reale provenienza dei capitali e a schermare la titolarità effettiva».
Il magistrato inoltre ha posto l’accento sulla personalità di Agresti. «Si è in presenza di una persona che pur conscia degli strumenti di contrasto previsti dall’ordinamento, ha deliberatamente deciso di eluderli confidando nella possibilità di aggirare i controlli dell’autorità giudiziaria con accorgimenti formali e nuove schermature societarie. Il 40enne - è riportato nelle carte dell’inchiesta - è consapevole che potrebbe subire delle misure patrimoniali», ha sottolineato il giudice. E poi ha aggiunto: «Non vi è traccia nelle intercettazioni di un processo decisionale condiviso o di un intervento di chi sulla carta doveva essere il titolare dell’azienda. Agisce con l’autorità di chi gestisce in prima persona un patrimonio che, ufficialmente non è suo». Il gip aveva disposto il sequestro dell’impero di Alessandro Agresti, considerato il regista dell’operazione. Il patrimonio è di 9 milioni di euro. Adesso il ricorso al Tribunale del Riesame. Il 40enne è considerato il gestore occulto di società e di un patrimonio con capitali di provenienza illecita tramite prestanome.