La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna di 24 anni emessa a carico di Luigi D’Atino per l’omicidio di Germano Riccioni al culmine di una lite familiare. Una decisione che ha ricalcato quella emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina nel giugno 2025 emessa. Il collegio romano ha confermato a carico di D’Atino anche l’aggravante della crudeltà che ha caratterizzato l’uccisione dell’allora compagno della madre di D’Atino già riconosciuta a Latina che respinse solo l’aggravante dei futili motivi riconoscendo al soggetto le attenuanti generiche. Oltre alla conferma dei 24 anni di reclusione, confermata anche la condanna al risarcimento dei danni alle parti civili, il pagamento delle spese legali e processuali e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le motivazioni della sentenza di conferma in cui sono stati rigettati tutti i motivi di appello, saranno rese note nei prossimi 75 giorni. La difesa di Gianluca D’Atino, rappresentato dall’avvocato Gianmarco Conca, aveva provato a chiedere una riduzione della pena richiedendo di derubricare i reati a carico di D’Atino dall’omicidio colposo e volontario in omicidio preterintenzionale e il tentato omicidio della madre in lesioni. La volontà omicida e la crudeltà impiegate dall’assassino sono state però chiaramente confermate dai sanitari accorsi sul luogo, dai vicini di casa e dall’autopsia oltre che dalle ferite inferte anche alla mnadre; Adele Coluzzi è infatti sopravvissuta a quella cruenta aggressione solo grazie alle cure dei sanitari e a mesi di cure ospedaliere, ma è rimasta invalida. Soddisfatti i legali delle parti civili ovvero gli avvocati Maria Teresa Ciotti per i parenti di Germano Riccioni (i genitori e il fratelli) e di Adele Coluzzi (sia in quanto vittima del tentato omicidio sia in quanto compagna) e Rina Gandolfi, legale di Valentina Caradonna e Miriam Riccioni (moglie e figlia della vittima ammazzata). Luigi D’Atino, cui resta ora la possibilità di presentare ricorso in cassazione, dal canto suo, resterà in carcere presso la Casa Circondariale di via Aspromonte a Latina. Lo scorso giugno, prima che la Corte d’Assise di Latina, presieduta dal giudice Gian Luca Soana, si ritirasse per decidere, aveva chiesto perdono mentre il Pubblico Ministero aveva chiesto ai giudici di tenere conto della vita difficile vissuta dall’imputato che all’epoca dei fatti aveva 34 anni mentre la sua vittima, Germano Riccioni, di Anni ne aveva 59.