Il caso
28.07.2018 - 14:49
Si sono presentati con un brutto conto in mano, quello della riduzione della capacità di spesa attribuita all'Amministratore delegato, ma la traduzione vera dell'operazione è quella dell'azzeramento del potere di Veolia, dunque di Raimondo Besson all'interno di Acqualatina spa, l'azienda che non sarebbe mai decollata senza il suo apporto tecnico e il suo bagaglio di conoscenza del settore idrico. L'hanno colto di sorpresa, e per questo ferito a morte. I tre consiglieri di parte pubblica del nuovo Consiglio di amministrazione, il presidente Michele Lauriola, Rossella Rotondo e Alessandro Cerilli, hanno messo ai voti la proposta di ridurre del 90% la capacità di acquisto dell'Ad, facendola passare da 5 milioni di euro l'anno a 500 mila euro. Ricevendo i poteri e la delega ad agire direttamente dal Cda, l'amministratore delegato ha sempre avuto la facoltà di gestire denaro dell'azienda per evitare che qualsiasi iniziativa, anche la più ordinaria, dovesse scomodare il Consiglio di amministrazione e trasformare un'azienda in un ministero. Ovviamente, tutte le spese sostenute vanno sempre certificate e accompagnate dalle relative fatture. E Raimondo Besson non ha mai sbagliato su quel versante, in quindici anni nessuna contestazione, mai una sbavatura. Dunque? Il disegno è evidentemente politico, portato avanti da Forza Italia e Fratelli d'Italia (i tre membri di parte pubblica del Cda sono espressione loro), che così facendo ipotecano l'intero potere gestionale sulla spa più appetibile del territorio: fuori il Pd e i civici, esercitando alla lettera il potere che deriva dall'essere tre contro due in Consiglio di amministrazione, la parte pubblica della spa ha praticamente ripubblicizzato l'acqua alla propria maniera, per le vie brevi si potrebbe dire. E senza sborsare un euro per l'acquisto delle quote. Veolia? «Faccia pure come vuole» sembra essere il messaggio, «Cerchi di far valere la forza dei suoi due rappresentanti». Un brutto e delicato nodo quello venuto al pettine l'altro ieri. Durante al riunione del Cda, di fronte all'annuncio che la riduzione della sua capacità di spesa sarebbe stata messa ai voti, l'Ad ha perso le staffe e dopo un acceso confronto con il Presidente Lauriola e con gli altri due consiglieri di parte pubblica, Besson ha sbattuto la porta ed ha lasciato il tavolo. A poco sono valse le considerazioni esposte dall'altro consigliere di parte privata, Failla, che ha sottolineato le prevedibili conseguenze che deriveranno dalla forte limitazione dell'autonomia dell'amministratore delegato. L'appesantimento della struttura aziendale sarà inevitabile.
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